Pezzi di stella, pezzi di costellazione Pezzi d'amore eterno, pezzi di stagione Pezzi di ceramica, pezzi di vetro Pezzi di occhi che si guardano indietro Pezzi di carne, pezzi di carbone Pezzi di sorriso, pezzi di canzone Pezzi di parola, pezzi di Parlamento Pezzi di pioggia, pezzi di fuoco spento Ognuno è fabbro della sua sconfitta E ognuno merita il suo destino Chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino! Pezzi di strada, pezzi di bella città Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità Pezzi di cuori, pezzi di fedi Pezzi di chilometri e pezzi di metri Pezzi di come, pezzi di così Pezzi di plastica, pezzi di mtv Pezzi di scambio, pezzi sotto scacco Pezzi di gente che si tiene il pacco Ognuno è figlio del suo tempo Ognuno è complice del suo destino Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino! Pezzi di storia, pezzi di divisione Pezzi di Resistenza, pezzi di Nazione Pezzi di Casa Savoia, pezzi di Borbone Pezzi di corda, pezzi di sapone Pezzi di bastone, pezzi di carota Pezzi di motore contro pezzi di ruota Pezzi di fame, pezzi di immigrazione Pezzi di lacrime e pezzi di persone Ognuno è figlio della sua sconfitta Ognuno è libero col suo destino Butta la chiave e vai in Africa, Celestino! Pezzi di pericolo, pezzi di coraggio Pezzi di vita che diventano viaggio Pezzi di Pasqua, pezzi di Natale Pezzi di bene dentro a pezzi di male Pezzi di mascalzone, pezzi che non sei altro Pezzi di velocità lungo pezzi d'asfalto Pezzi di briciole, pezzi di vetrina Pezzi di colla da annusare pezzi di diossina Ognuno porta la sua croce Ognuno inciampa sul suo cammino Apri gli occhi e vai in Africa, Celestino! Pezzi di emozione che non si interrompe Pezzi di Musica sotto le bombe Pezzi di maggioranza, pezzi di opposizione Pezzi di speranza e pezzi di informazione Pezzi di ferro, pezzi di cemento Pezzi di deserto, pezzi di frumento Pezzi di incenso, pezzi di petrolio Pezzi di kerosene, pezzi di gasolio Ognuno brucia come vuole Ognuno è vittima ed assassino Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!

Una Raccolta di testi Tratti dalla Letteratura di Tutti i Tempi


I NOSTRI LAVORI




Primo Levi

"I tedeschi sapevano?"





I tedeschi sapevano? Gli Alleati sapevano? Come è possibile che il genocidio, lo sterminio di milioni di esseri umani, abbia potuto compiersi nel cuore dell’Europa senza che nessuno sapesse nulla? […] Il riassunto più convincente della situazione tedesca di allora l’ho trovato bel libro Der SS Stat di Eugen Kogon , già prigioniero a Buchenwald, poi professore di scienze politiche all’Università di Monaco: Che cosa sapevano i tedeschi dei campi di concentramento? Oltre alla loro concreta esistenza, quasi niente, ed anche oggi ne sanno poco. Indubbiamente il metodo di mantenere rigorosamente segreti i particolari dei sistema terroristico, rendendo così l’angoscia indeterminata, e quindi tanto più profonda, si è rivelato efficace. Come ho detto altrove, perfino molti funzionari della Gestapo ignoravano cosa avveniva all’interno dei Lager, in cui pure essi inviavano i loro prigionieri; la maggior parte degli stessi prigionieri aveva un’idea assai imprecisa del funzionamento del loro campo e dei metodi che vi venivano impiegati. Come avrebbe potuto conoscerli il popolo tedesco? Chi ci entrava si trovava davanti ad un universo abissale, per lui totalmente nuovo: è questa la miglior dimostrazione della potenza e dell’efficacia della segretezza. Eppure… eppure, non c’era neanche un tedesco che non sapesse dell’esistenza dei campi, o che li ritenesse dei sanatori. Erano pochi i tedeschi che non avessero un parente o un conoscente in campo, o almeno che non sapessero che il tale o il tal altro ci era stato mandato. Tutti i tedeschi erano stati testimoni della multiforme barbarie antisemitica: milioni fra di loro avevano assistito, con indifferenza, o con curiosità, o con sdegno, o magari con gioia maligna, all’incendio delle sinagoghe o all’umiliazione di ebrei ed ebree costretti ad inginocchiarsi nel fango delle strade. Molti tedeschi avevano saputo qualcosa dalle radio straniere, e parecchi erano venuti a contatto con prigionieri che lavoravano all’esterno dei Lager. A non pochi tedeschi era accaduto di incontrare, nelle strade o nelle stazioni ferroviarie, schiere miserabili di detenuti: in una circolare datata 9 novembre 1941, e indirizzata dal capo della Polizia e dei Servizi di Sicurezza a tutti […] gli ufficiali di Polizia e ai comandanti dei Lager, si legge: « In particolare, si è dovuto constatare che durante i trasferimenti a piedi, per esempio dalla stazione al campo, un numero non trascurabile di prigionieri cadono per via morti o svenuti per esaurimento… E’ impossibile impedire che la popolazione prenda conoscenza di simili avvenimenti». Neppure un tedesco poteva ignorare che le prigioni erano strapiene, e che in tutto il paese avevano luogo di continuo esecuzioni capitali; si contavano a migliaia i magistrati e i funzionari di polizia, gli avvocati, i sacerdoti e gli assistenti sociali che sapevano genericamente che la situazione era assai grave. Erano molti gli uomini d’affari che avevano rapporti di fornitura con le SS dei Lager, gli industriali che porgevano domanda d’assunzione di lavoratori-schiavi agli uffici amministrativi ed economici delle SS, e gli impiegati degli uffici di assunzione che […] erano al corrente del fatto che molte grandi Società sfruttavano manodopera schiava. Non erano pochi i lavoratori che svolgevano la loro attività in prossimità dei campi di concentramento, o addirittura dentro di essi. Vari professori universitari collaboravano coi centri di ricerchi mediche istituiti da Himmler, e vari medici dello Stato e di Istituti privati collaboravano con gli assassini di professione. Un buon numero di membri dell’aviazione militare erano stati trasferiti alle dipendenze delle SS, e dovevano pure essere al corrente di quanto ivi si svolgeva. Erano molti gli alti ufficiali dell’esercito che sapevano dei massacri in massa dei prigionieri di guerra russi nei Lager, e moltissimi i soldati e i membri della Polizia Militare che dovevano sapere con precisione quali spaventosi orrori venivano commessi nei campi, nei ghetti, nelle città e nelle campagne dei territori orientali occupati. E’ forse falsa una sola di queste affermazioni?
























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