Pezzi di stella, pezzi di costellazione Pezzi d'amore eterno, pezzi di stagione Pezzi di ceramica, pezzi di vetro Pezzi di occhi che si guardano indietro Pezzi di carne, pezzi di carbone Pezzi di sorriso, pezzi di canzone Pezzi di parola, pezzi di Parlamento Pezzi di pioggia, pezzi di fuoco spento Ognuno è fabbro della sua sconfitta E ognuno merita il suo destino Chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino! Pezzi di strada, pezzi di bella città Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità Pezzi di cuori, pezzi di fedi Pezzi di chilometri e pezzi di metri Pezzi di come, pezzi di così Pezzi di plastica, pezzi di mtv Pezzi di scambio, pezzi sotto scacco Pezzi di gente che si tiene il pacco Ognuno è figlio del suo tempo Ognuno è complice del suo destino Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino! Pezzi di storia, pezzi di divisione Pezzi di Resistenza, pezzi di Nazione Pezzi di Casa Savoia, pezzi di Borbone Pezzi di corda, pezzi di sapone Pezzi di bastone, pezzi di carota Pezzi di motore contro pezzi di ruota Pezzi di fame, pezzi di immigrazione Pezzi di lacrime e pezzi di persone Ognuno è figlio della sua sconfitta Ognuno è libero col suo destino Butta la chiave e vai in Africa, Celestino! Pezzi di pericolo, pezzi di coraggio Pezzi di vita che diventano viaggio Pezzi di Pasqua, pezzi di Natale Pezzi di bene dentro a pezzi di male Pezzi di mascalzone, pezzi che non sei altro Pezzi di velocità lungo pezzi d'asfalto Pezzi di briciole, pezzi di vetrina Pezzi di colla da annusare pezzi di diossina Ognuno porta la sua croce Ognuno inciampa sul suo cammino Apri gli occhi e vai in Africa, Celestino! Pezzi di emozione che non si interrompe Pezzi di Musica sotto le bombe Pezzi di maggioranza, pezzi di opposizione Pezzi di speranza e pezzi di informazione Pezzi di ferro, pezzi di cemento Pezzi di deserto, pezzi di frumento Pezzi di incenso, pezzi di petrolio Pezzi di kerosene, pezzi di gasolio Ognuno brucia come vuole Ognuno è vittima ed assassino Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!

Una Raccolta di testi Tratti dalla Letteratura di Tutti i Tempi


I NOSTRI LAVORI




A.Cechov

“Una storia noiosa”





Al mio apparire gli studenti si alzano in piedi, poi si siedono e il rumore del mare cessa d’improvviso. Subentra la bonaccia. So su che cosa farò lezione, ma non so come la farò, da che cosa comincerò e come finirò. In testa non ho nemmeno una frase pronta. Mi è sufficiente però guardare l’uditorio e pronunciare lo stereotipato: «Nella scorsa lezione ci siamo fermati a…» che le frasi in lunga fila mi sgorgano dall’anima e parlo a non finire. Parlo con irrefrenabile velocità, con passione, e mi pare che non ci sia forza capace di arrestare il flusso del mio discorso. Per fare bene lezione, cioè senza che sia noiosa e affinché che sia utile agli ascoltatori, è necessario avere, oltre all’ingegno, anche abilità ed esperienza, occorre possedere l’idea più chiara delle proprie forze, di coloro ai quali si parla e di ciò che costituisce l’oggetto del proprio discorso. Oltre a ciò bisogna essere un uomo accorto, vigilare attentamente e non perdere il campo visivo neanche per un secondo. Un buon direttore d’orchestra, nel rendere il pensiero del compositore, fa venti cose in una volta: legge lo spartito, agita la bacchetta, segue il cantante, fa un gesto ora dalla parte del tamburo ora dal corno e così via. Così faccio io quando tengo lezione. Davanti a me ci sono centocinquanta facce, una diversa dall’altra e trecento occhi che mi guardano fissi in viso. Il mio scopo è vincere questa idra dalle molte teste. Se in ogni minuto, mentre faccio la lezione, ho un’idea chiara del suo grado di attenzione e della sua capacità di comprensione, essa è in mio potere. L’altro avversario è in me stesso. Consiste nell’infinita varietà di forme, fenomeni e leggi e la gran quantità di pensieri miei e altrui che ne dipendono. In ogni momento devo avere l’abilità di cavare da questo enorme materiale quello che è più importante e più necessario, e con la stessa rapidità con cui fluisce il mio discorso, rivestire il mio pensiero in una forma che sia accessibile all’intelligenza di quell’idra e che ecciti la sua attenzione, e nello stesso tempo devo vigilare affinché i miei pensieri vengano trasmessi non nella misura in cui si vanno accumulando ma secondo un dato ordine, indispensabile per la corretta composizione del quadro che voglio disegnare. Inoltre mi sforzo perché il mio discorso sia letterario, le definizioni siano brevi e precise, la frase possibilmente semplice e bella. In ogni momento devo frenarmi e ricordare che a mia disposizione ho soltanto un’ora e quaranta minuti. In una parola, il lavoro non è poco. Nello stesso tempo si deve mostrarsi scienziato, pedagogo, oratore ed è un brutto affare se l’oratore vince in voi il pedagogo e lo scienziato, o viceversa. Fai lezione per un quarto d’ora, per mezz’ora ed ecco che ti accorgi che gli studenti cominciano a guardare il soffitto, o Petr Ignat’evic; uno cerca il fazzoletto, un altro si siede più comodamente, un terzo sorride ai propri pensieri... Questo significa che l’attenzione comincia a stancarsi. Bisogna provvedere. Approfitto della prima occasione favorevole e dico qualche spiritosaggine. Tutte le centocinquanta facce sorridono ampiamente, gli occhi brillano allegri, si sente per un po’ il rombo del mare…anch’io rido. L’attenzione si è rianimata e posso continuare. Nessuna discussione, godimento o gioco mi ha procurato un tal godimento come il fare lezione. Solo facendo la lezione ho potuto abbandonarmi tutto alla passione e comprendere che l’ispirazione non è invenzione dei poeti, ma esiste davvero. E penso che Ercole dopo la più piccante delle sue imprese non provasse un così dolce sfinimento, come provavo io ogni volta dopo le lezioni.




































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