Pezzi di stella, pezzi di costellazione Pezzi d'amore eterno, pezzi di stagione Pezzi di ceramica, pezzi di vetro Pezzi di occhi che si guardano indietro Pezzi di carne, pezzi di carbone Pezzi di sorriso, pezzi di canzone Pezzi di parola, pezzi di Parlamento Pezzi di pioggia, pezzi di fuoco spento Ognuno è fabbro della sua sconfitta E ognuno merita il suo destino Chiudi gli occhi e vai in Africa, Celestino! Pezzi di strada, pezzi di bella città Pezzi di marciapiedi, pezzi di pubblicità Pezzi di cuori, pezzi di fedi Pezzi di chilometri e pezzi di metri Pezzi di come, pezzi di così Pezzi di plastica, pezzi di mtv Pezzi di scambio, pezzi sotto scacco Pezzi di gente che si tiene il pacco Ognuno è figlio del suo tempo Ognuno è complice del suo destino Chiudi la porta e vai in Africa, Celestino! Pezzi di storia, pezzi di divisione Pezzi di Resistenza, pezzi di Nazione Pezzi di Casa Savoia, pezzi di Borbone Pezzi di corda, pezzi di sapone Pezzi di bastone, pezzi di carota Pezzi di motore contro pezzi di ruota Pezzi di fame, pezzi di immigrazione Pezzi di lacrime e pezzi di persone Ognuno è figlio della sua sconfitta Ognuno è libero col suo destino Butta la chiave e vai in Africa, Celestino! Pezzi di pericolo, pezzi di coraggio Pezzi di vita che diventano viaggio Pezzi di Pasqua, pezzi di Natale Pezzi di bene dentro a pezzi di male Pezzi di mascalzone, pezzi che non sei altro Pezzi di velocità lungo pezzi d'asfalto Pezzi di briciole, pezzi di vetrina Pezzi di colla da annusare pezzi di diossina Ognuno porta la sua croce Ognuno inciampa sul suo cammino Apri gli occhi e vai in Africa, Celestino! Pezzi di emozione che non si interrompe Pezzi di Musica sotto le bombe Pezzi di maggioranza, pezzi di opposizione Pezzi di speranza e pezzi di informazione Pezzi di ferro, pezzi di cemento Pezzi di deserto, pezzi di frumento Pezzi di incenso, pezzi di petrolio Pezzi di kerosene, pezzi di gasolio Ognuno brucia come vuole Ognuno è vittima ed assassino Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!

Una Raccolta di testi Tratti dalla Letteratura di Tutti i Tempi


I NOSTRI LAVORI




Jack London

"La Lotta Per La Vita"





Alla fine fu Otoo a salvarmi la vita: mi ritrovai sulla spiaggia a sei metri dall’acqua, sotto due foglie di cocco che mi riparavano dal sole. Nessuno all’infuori di Otoo avrebbe potuto trascinarmi lì e sistemare le foglie in modo che mi facessero ombra. Lui era disteso accanto a me. Persi di nuovo i sensi, e quando mi svegliai nella notte fresca e stellata, Otoo premeva contro le mie labbra una noce di cocco per farmi bere. Eravamo gli unici superstiti della Petite Jeanne. […] Otoo e io vivemmo con gli indigeni dell’atollo per una settimana, poi fummo raccolti da un incrociatore francese e portati a Tahiti. Nel frattempo, però, avevamo effettuato la cerimonia dello scambio dei nomi. Nei Mari del Sud questa cerimonia crea tra due uomini un legame più saldo di quelli di sangue. Era stata una mia idea, e Otoo accolse la proposta con infinito piacere. «E’ una buona cosa» disse in tahitiano «poiché per due giorni siamo stati compagni sulle labbra della Morte». «La Morte balbettava» osservai sorridendo. «Ma la vostra è stata un’azione coraggiosa, padrone» replicò «e la Morte non è stata abbastanza ignobile da parlare». «Perché mi chiami “padrone”?» domandai mostrandomi offeso. «Ci siamo scambiati i nomi; io per te sono Otoo, tu per me sei Charley. E fra noi due, per sempre, tu sarai Charley e io sarò Otoo. Così vuole l’usanza. E quando moriremo, se è vero che continueremo a vivere da qualche parte al di là del cielo e delle stelle, tu per me sarai ancora Charley, e per te io sarò Otoo». «Sì, padrone» rispose, con gli occhi luminosi e lucidi di gioia. «Di nuovo!» esclamai indignato. «Cosa conta quel che le mie labbra pronunciano?» si difese. «Sono solo le mie labbra. Io penserò sempre a voi come Otoo; ogni volta che penserò a me stesso, penserò a voi. E al di là del cielo e delle stelle, per l’eternità, voi sarete Otoo. Va bene, padrone?». Trattenni un sorriso e dissi che andava bene. […] Non ho avuto fratelli; ma da quanto ho potuto vedere dei fratelli degli altri, dubito che qualcuno abbia mai avuto un fratello che fosse per lui ciò che Otoo fu per me. Otoo mi fu fratello, padre e madre allo stesso tempo. E ora lo so per certo: grazie a lui sono diventato un uomo più onesto, un uomo migliore. M’importava poco degli altri, ma non volevo deludere Otoo. Era per lui che non osavo macchiare il mio onore. Aveva fatto di me il suo ideale, creandosi un’immagine di me basata, temo, principalmente sul suo amore e sulla sua adorazione. Ci furono momenti in cui mi ritrovai a un passo dall’inferno, e ci sarei precipitato dentro se il pensiero di Otoo non mi avesse trattenuto. La sua ammirazione mi penetrò nell’animo, finchè non fare nulla che potesse intaccare la sua stima divenne una delle regole principali del mio codice morale. Naturalmente non capii subito quali fossero i suoi sentimenti. Non faceva mai una critica, nemmeno un rimprovero, e solo poco per volta mi resi conto della sconfinata venerazione che nutriva per me, e del male che gli avrei fatto comportandomi in modo appena inferiore alle mie migliori possibilità. […] Ero stremato, e persi ogni speranza. La goletta distava ancora una cinquantina di metri. Con la faccia nell’acqua, guardavo lo squalo prepararsi a un altro attacco, quando vidi un corpo bruno passare in mezzo a noi. Era Otoo. «Nuotate verso la goletta, padrone!» disse in tono allegro, come se si trattasse di un gioco. «Conosco gli squali. Lo squalo è mio fratello». […] Quando la goletta fu a meno di dieci metri di distanza, ero ormai al limite delle forze. Riuscivo a malapena a muovermi. Dalla nave continuavano a lanciarci delle gomene, che però non arrivavano mai fino a noi. Lo squalo, accortosi che non correva alcun pericolo, si era fatto più audace. Diverse volte fu sul punto di afferrarmi, ma ogni volta Otoo interveniva proprio un attimo prima che fosse troppo tardi. Naturalmente Otoo avrebbe potuto mettersi in salvo in qualunque momento, e invece mi restò accanto. «Addio Charley! E’ finita!» riuscii a malapena a sussurrare. Sapevo che era giunta la fine e che l’attimo dopo avrei sollevato le braccia verso l’alto e sarei stato risucchiato sott’acqua. Ma Otoo mi rise in faccia dicendo: « Vi mostrerò un nuovo trucco. Farò venire un malanno a quello squalo!». S’immerse dietro di me, proprio nel punto in cui lo squalo si preparava ad aggredirmi. […] Cambiai direzione, muovendomi alla cieca, ero ormai in uno stato di semincoscienza. Non appena la mia mano si chiuse sulla fune, udii un grido da bordo. Mi voltai a guardare. Non c’era segno di Otoo. L’istante successivo affiorò alla superficie. Entrambe le mani erano state troncate dal polso, e i moncherini sprizzavano sangue. «Otoo!» chiamò piano. E nei suoi occhi vidi riflesso l’affetto che gli tremava nella voce. Allora, e solo allora, alla fine di tutti gli anni trascorsi insieme, mi chiamò con quel nome. «Addio, Otoo!» gridò. Poi fu tirato sott’acqua, mentr io fui fissato a bordo, dove svenni fra le braccia del capitano. E così scomparve Otoo, che mi aveva salvato e aveva fatto di me un uomo, e che alla fine ancora una volta mi salvò. Ci eravamo incontrati nelle fauci di un uragano e fummo separati dalle braccia di uno squalo, dopo diciassette anni di amicizia quale credo non si sia mai vista fra un nero e un bianco. Se esiste un Dio che, dall’alto dei cieli, osserva ogni passero che cade, non ultimo nel suo regno sarà Otoo, l’unico pagano di Borabora.

Jack London, "la lotta per la vita",editore Cargo.


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